Sentenze

Contratti di mutuo, la pronuncia del Tribunale di Napoli

Il Tribunale di Napoli si è espresso sui più rilevanti e ricorrenti temi che concernono il contenzioso bancario in tema di rapporti di mutuo.

Scarica l'ordinanza della Cassazione e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

Ordinanza della Cassazione sulla illegittima segnalazione alla centrale rischi

Per stabilire se la banca abbia o meno correttamente fatto la segnalazione alla centrale rischi per inadempimento del cliente non basta valutare ex post se, all’esito del giudizio tra correntista e istituto, le eccezioni del cliente si siano rivelate infondate. Bisogna stabilire, prima, se nel momento in cui il cliente si è rifiutato di adempiere le sue ragioni apparissero oggettivamente non fondate e prospettate in buona fede. L’onere della prova grava sul cliente che chiede il risarcimento per illegittima segnalazione.

L'art.1256 c.c. è applicabile anche al leasing traslativo

Con sentenza n.2061 del 28.01.2021, le Sezioni Unite hanno affermato il principio secondo il quale l’art. 1526 c.c.  – secondo il quale “se la risoluzione del contratto ha luogo per l'inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l'uso della cosa, oltre al risarcimento del danno” - è applicabile anche al leasing traslativo.

In sintesi, le SS.UU. hanno confermato un principio da sempre avallato dai giudici ermellini ma di recente messo in discussione dalla stessa corte di legittimità (cfr. sentenza n.8980/2019).

La Cassazione conferma il mancato risarcimento a investitore esperto

Con sentenza n.28362/2020, la Corte di Cassazione, pur ritenendo provato l'inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario - così come la violazione dei canoni di correttezza e buona gestione del rapporto - ha confermato la sentenza della Corte Territoriale (CdA di Napoli) negando il diritto risarcitorio per il risparmiatore in ragione di quanto statuito dal secondo comma dell'art.1227 c.c., atteso che - come provato in sede di merito - trattasi di investitore pienamente consapevole dell'anomalo modus operandi dell'intermediario (la vicenda ha ad oggetto l'operatività su contratti FIB 30 e MIB 30). Ai fini della pronuncia ha avuto carattere dirimente il profilo dell'investitore - la cui operatività è risultata molto ricorrente - soggetto costantemente presente presso il "borsino" della banca, attento a visionare le "fiches" degli ordini e addirittura titolare di uno specifico conto corrente, denominato "margini iniziali su contratti FIB 30", al quale aveva accesso (circostanza dimostrata dal compimento, su tale conto, anche di operazioni "ordinarie"). 

All’intermediario non basta segnalare l’inadeguatezza dell’investimento

La Corte di Cassazione ha ribadito che la segnalazione di inadeguatezza non può limitarsi all’impiego della clausola di stile “operazione inadeguata”.

Scarica l'ordinanza della Cassazione e leggi la nota di commento del dr. Vecchi

La Suprema Corte si esprime sul recesso da un rapporto di apertura di credito

La prima sezione civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n.29317 del 22.12.2020, ha chiarito che "è legittima la revoca dell'affidamento intimata dalla banca pur dopo avere a lungo tollerato gli sconfinamenti dai relativi limiti da parte del correntista (Sez. 1, Sentenza n. 23382 del 15/10/2013)".

 
In ogni caso, lo stesso Supremo Collegio, richiamando la sentenza n.17291/2016 emessa dalla stessa sezione, ha anche ribadito che “il recesso di una banca da un rapporto di apertura di credito in cui non sia stato superato il limite dell’affidamento concesso, benché pattiziamente previsto anche in difetto di giusta causa, deve considerarsi illegittimo, in ragione di un’interpretazione del contratto secondo buona fede, ove in concreto assuma connotati del tutto imprevisti ed arbitrari, contrastando, cioè, con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca ed all’assoluta normalità commerciale di quelli in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto e non sia, dunque, pronto alla restituzione, in qualsiasi momento, delle somme utilizzate.
Tuttavia, in punto di ripartizione degli oneri probatori, la Corte, richiamando anche in tal caso altra pronuncia della sezione prima (la n.6186 07.03.2008), ha precisato che “il recesso dal contratto di apertura di credito costituisce una facoltà riconosciuta dall’art. 1845 cod. civ., sicché risulta adeguatamente motivato anche attraverso il mero richiamo a quella norma; è invece la parte che assume l’illegittimità del recesso (ad esempio per arbitrarietà e contrarietà al principio di buona fede) che ha l’onere di enunciarne le ragioni e di fornire la relativa prova nel caso concreto”.


In sintesi, “il debitore il quale agisce per far dichiarare l’arbitrarietà del recesso ha l’onere di allegare l’irragionevolezza delle giustificazioni date dalla banca, dimostrando la sufficienza della propria garanzia patrimoniale così come risultante a seguito degli atti di disposizione compiuti”.